UN COMMENTO DI MANNI’ ROMEO

MANO MORTA CON DITA

di Mannì Romeo

Quelle che Nicola Cavallaro ci presenta come incisioni sono degli istanti in grado di raccontarci l’intero processo creativo. È come se l’artista, ispirandosi all’automatismo psichico del surrealismo e alla process art – che rifiutava ogni rigida struttura geometrica e riqualificava l’importanza del gesto –, avesse deciso di presentarci il risultato di questo processo, lasciandoci la curiosità di capire come l’inchiostro abbia deciso di accanirsi proprio su una zona o ne abbia evitate delle altre, come siano nati certi paesaggi, certe figure, certe espressioni grottesche. Con la tecnica della puntasecca riesce a creare dei solchi diretti che aggrediscono il metallo, e altri più sfumati, grazie alle barbe che trattengono l’inchiostro e ammorbidiscono il segno. Questi segni ci invitano a guardare oltre la superficie: linee nere, più o meno sottili, scavano la lastra e scovano una natura sensuale e sessuale presente per lo più nella nostra immaginazione. L’artista sceglie di portare la realtà alle estreme conseguenze, senza preoccuparsi di un risultato estetico in sé compiuto, per raccontare un mondo, il nostro, fatto di figure esili che si nascondono e fanno fatica ad emergere. Alcune figure non ce la fanno e rimangono immerse in un caos materico, altre si mostrano ma ci lasciano il dubbio se siano davvero delle figure o semplici solchi sulla materia. Credo non si possa fare a meno di associare l’immagine alla poesia di fianco e usarla come traccia per capire il senso delle incisioni. Così, mentre leggiamo i versi, con la coda dell’occhio vediamo animarsi le figure che partecipano alla lettura piegandosi al contenuto del testo e spiegandone il significato. Il senso, però, rimane sempre ambiguo: tutto ci sfugge e non siamo in grado di dire con sicurezza quale sia l’appesa nella seconda incisione o se dentro la bara ci sia davvero un uomo che con la sua espressione deride la nostra condizione, condizione a cui lui, finalmente, non partecipa più. Incisioni e poesie nascono in momenti diversi e la loro associazione sembra riprendere la tecnica del cadavre exquis, tecnica che permetteva di raggiungere un risultato inaspettato e corale grazie alla collaborazione di diversi artisti che davano voce al loro inconscio. Allo stesso modo le incisioni sono state affiancate da poesie, create a posteriori, attraverso la liberazione della potenzialità immaginativa: le associazioni sono libere e non hanno la pretesa di essere condivise unanimemente. È un libro d’arte e di poesia, un’unione che è vitale per le due espressioni artistiche: sopravvivono da sole ma quando sono insieme si completano a vicenda. La poesia si trasforma in immagine nella nostra mente e l’immagine si trasforma in parole che ne spiegano il senso. In questo modo si mescolano due mondi diversi, il mondo reale delle poesie di Luca Rizzatello e il mondo surreale delle incisioni di Nicola Cavallaro. Questa unione ha un senso solo nella nostra immaginazione e solo se lo vogliamo, se rimaniamo nella sfera della logica le immagini sono pure astrazioni di colore nero, se cerchiamo di andar al di là allora queste astrazioni si trasformano nella mistica isterica, nel nano o nella monaca con la vestaglia macchiata di sugo. Del resto le immagini hanno sempre avuto il potere di dire altro rispetto a quello che vediamo, di farci sprofondare in altre realtà, di lasciare aperta qualsiasi possibilità.

Mannì Romeo è nata a Reggio Calabria nel 1987. Si è laureata a Padova alla Facoltà di Lettere e Filosofia in Storia e Tutela dei Beni Culturali con una tesi sul tema delle metamorfosi di Ovidio nelle ville venete del Cinquecento. Sta concludendo una laurea magistrale in Storia dell’Arte nel medesimo ateneo. Le sue ultime ricerche si sono spostate verso il mondo contemporaneo; attualmente sta lavorando allo studio di manufatti artistici realizzati con materiali industriali, con un’attenzione particolare rivolta verso Bertozzi & Casoni.