un commento di Giusi Montali

MANO MORTA CON DITA E L’INDAGINE DIETRO IL RABARAMA E IL TEST DI RORSCHACH

di Giusi Montali

Mano morta con dita è una raccolta di undici poesie di undici versi di endecasillabi. Ciascuna delle poesie è priva di punteggiatura fatta eccezione per il punto finale che conclude ogni componimento, come dire: sequenza terminata, si passa ad altro. E poi quella bambina che odia la matematica ma ama l’esattezza del calcolo ti spinge ad afferrare una calcolatrice e digitare 11 sillabe per 11 versi per 11 poesie, e ammirarne il risultato: 1331, un bellissimo numero palindromo. Rileggi di nuovo Mano morta con dita e questa volta noti la struttura sintattica, le rime interne, le allitterazioni, l’iterazione del relativo che struttura la poesia stessa dandole un andamento percussivo. E poi ti arrendi dinnanzi a questo abile gioco verbale: queste poesie sono degli ordigni, dei congegni precisi che sfidano il lettore. Enigmi da risolvere celati all’interno di schemi metrici ben precisi che celano gli indizi per la risoluzione del giallo poetico. Così con ironia Luca Rizzatello rinnova le forme metriche più consolidate della tradizione italiana (il sonetto, l’endecasillabo e il verso martelliano), innestandoli su parole scientifiche, precise, esatte (psoriasi, stricnina, endorfine, cloroformio). E ci dice: – Caro lettore, il poetese è finito, non c’è lingua che sia estranea alla poesia, eccoti il mio plurilinguismo -, e le poesie si disseminano di parole inglesi (miss massachusetts, punch party, part time, wrestling, playstation, undertaker, spanking, videopoker). L’impressione è quella di una raccolta che rimanda ad altre realtà, aprendo una sequela infinita di altri mondi: una vertigine di realtà virtuali tutte possibili e labirintiche, prive di un percorso definito e univoco. E una di queste vertigini è percepibile chiaramente nel settimo sonetto che riporto per intero:

Quando passa nella mente (del nano)
il rumore che lo impietrisce tutto
tutti ritagliano i fiori di carta
per i premi più bassi nella pesca
di beneficenza è un rumore come
di rasoio elettrico in quanto ormai
la barba si ingrigisce tutta ma
diminuisce ma cresce il rumore
che forse sarebbe meglio bruciarla
che raderla al suolo come gli spastici
al termine di quel test antisismico.

Nella quale si possono individuare quattro piani di realtà:
1) ciò che succede nella mente del nano;
2) ciò che succede nel mondo esterno (o è il mondo interno del nano?);
3) la descrizione del mondo che attraversa la mente del nano e che ha per emblema il rumore ronzante e fastidioso del rasoio elettrico;
4) la realtà del test antisismico.

Nel decimo sonetto invece si ha un rimando al mondo invadente dei reality che tenta di plasmare la dimensione della quotidianità (“Se c’ha la nomina la colpa è solo/ sua per questo a casa stanno adottando/ la politica del silenzio stampa”) e che critica apertamente la realtà evanescente e mediatica nella quale l’uomo del XXI secolo vive. A fine lettura ti viene il sospetto che qualche tessera del puzzle sia stata sottratta, che il quadro non sia completo non per una qualche tua mancanza (o non solo) e richiudi il libro con una domanda: quale o quali indizi mancano per poter risolvere l’enigma? È tutto lì davanti a te, sotto i tuoi occhi, ma qualcosa non torna. O meglio, non riesci a trovare l’incastro perfetto, la combinazione giusta. Come quando tenti di risolvere il cubo di Rubik. E ricominci a leggere con la matita in una mano e cerchi gli indizi celati e ti ritrovi a elaborare innumerevoli ipotesi: la raccolta Mano morta con dita si è trasformata in un gioco combinatorio e in una sfida di intelligenza e riflessione.

Giusi Montali, nata nel 1986, si è laureata in Italianistica con una tesi su Amelia Rosselli (At the 4 pts. of the turning world. Metrica e strutture percettive nel primo tempo della poesia di Amelia Rosselli). Ha pubblicato due articoli estratti dalla tesi sul blog di poesia “Blanc de ta nuque” diretto da Stefano Guglielmin. Sulla rivista “Poetiche” ha pubblicato un articolo sull’imaginazione attiva e sull’I Ching come strategie di composizione poetica nell’opera di Amelia Rosselli. Ha inoltre incominciato un confronto tra alcune poesie di Amelia Rosselli e alcuni scritti di Roberto Bazlen, evidenziandone temi ricorrenti, somiglianze e intertestualità.