un commento di Sergio Garbato


UN LIBRO INSOLITO IN CUI SI MESCOLANO POESIA E ARTE

di Sergio Garbato

Singolare e di grande interesse un elegante volumetto, pubblicato qualche mese fa dalla padovana Valentina editrice (primo numero della serie Prufrock spa) con il titolo un po’ criptico “mano morta con dita” e tutto giocato sul bianco e nero e il trascorrere dei grigi. Un libro che mette insieme un mannello di poesie di Luca Rizzatello e una serie di incisioni a puntasecca di Nicola Cavallaro. Due amici che si sono reincontrati e hanno accostato le loro opere lasciandole interloquire e interagire ricavandone suggestioni e percorsi divergenti che, alla fine, convergono e quasi si sovrappongono. Insomma, non il solito (e banale) libro di poesie illustrato, ma qualcosa che, pur nascendo in momento separati, se non diversi, riesce ad essere un unicum. E i caratteri dei due autori ci sono tutti, giocati con somma e ludica perizia. C’è il gusto di porsi ostacoli e difficoltà da superare. Ecco, allora, undici poesie in endecasillabi, tutti di undici versi e, come se non bastasse, niente punteggiatura come se si trattasse di un unico e complesso periodo. Undici (a non tener conto della copertina) sono anche le incisioni, poste a piatto di fronte alle poesie. E le incisioni sono frutto di una sorta di variazioni e capricci su opere precedenti, ritrovate e rielaborate. Ne consegue una sorta di matericità, che si definisce nello svariare dei grigi e dei bianchi delle incisioni e al tempo stesso nella successione dei versi, che alitano leggeri, ma si incatenano, per così dire, a una prosodia riscattata nell’ironia. Sì perchè, nei versi, di ironia ce n’è molta e sempre all’insegna di una lucidità che si fa sempre più rara. I due autori hanno suggerito, non a torto, che si tratta anche (ma non solo) di un teatrino entro cui si muovono figure e forme, dando vita a più storie che si concatenano ma spingono il lettore continuamente fuori strada, per poi riportarcelo, senza, però, che se ne accorga. Il fatto è che questo libro alla fine va fuori da se stesso e diventa una videoinstallazione, nella quale i versi sono solo voce lenta e monocroma e le incisioni si modificano e si rinnovano fino a ritrovare il sorriso iniziale, come avviene nelle “Variazioni Goldberg” di Bach. La storia gira in tondo e i personaggi, senza mai mutare sembianze, si alternano in un’azione che è solo apparente e forse anche inane. Il libro e la videoinstallazione sono stati presentati, con la complicità di Marco Munaro, in quel luogo magico che è la libreria dell’”Antica Rampa” a Badia Polesine, tra echi e altri rimandi, che hanno aggiunto ulteriori suggestioni e parvenze, frammenti di vita e di cultura che raramente è dato di ritrovare in così gran numero e alta qualità.

(articolo apparso su Il Nuovo Quadrivio, n. 8, settembre 2012)

Annunci